SI CONCLUDE EPIC REGGIO CALABRIA ’24

EPIC REGGIO CALABRIA ’24 ha proseguito il suo percorso con seminari e laboratori in stretta collaborazione con istituzioni e organizzazioni della società civile.

Nell’ambito del progetto “ReggioFest24: cultura diffusa”, promosso dal Comune di Reggio Calabria e finanziato a valere sul Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura, Reggio Calabria ha ospitato a settembre la rassegna EPIC (Esperienze Performative di Impegno Civile) a cura di Mana Chuma Teatro, in stretta collaborazione con il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere di Pellaro.

EPIC non è solamente una rassegna di spettacoli ma un progetto culturale che nasce da molteplici collaborazioni volte a favorire uno scambio nel tempo a per la valorizzazione delle periferie. Queste collaborazioni hanno dato luogo a una serie di seminari e laboratori che, sempre nella cornice di EPIC Reggio ‘24, si sono tenuti dal 16 al 19 dicembre.

Attraverso l’organizzazione di questi seminari e laboratori, realizzati in partenariato con l’UEPE-Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria MArRC, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Provincia di Reggio Calabria, il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere di Pellaro e ACE Medicina Solidale, Mana Chuma Teatro ha inteso promuovere un percorso a lungo termine per rafforzare le sinergie tra attori locali, istituzioni e società civile con lo scopo di lavorare insieme per la valorizzazione e lo sviluppo sociale, economico e culturale del territorio. In altre parole fare rete. Un’esigenza, quella di condividere idee, pratiche ed esperienze e affrontare sfide per costruire azioni comune, che è emersa con forza da parte di tutti i partecipanti, sia provenienti dall’ambito delle istituzioni che della società civile.

Lunedì 16 dicembre

Il primo seminario, “Arti performative e azioni di prevenzione/inclusione in ambito giudiziario”, si è svolto presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane (DiGiES) dell’Università Mediterranea.
Dopo i saluti del Magnifico Rettore Giuseppe Zimbalatti, dell’assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Reggio Calabria, Anna Briante, e del co-direttore di Mana Chuma Teatro, Massimo Barilla, sono intervenute Marianna Passalacqua, dirigente penitenziario dell’UEPE, Antonella Vizzari dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria e Giovanna Russo, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale per il Comune di Reggio Calabria e Garante dei diritti umani per il Comune di Palmi.

Dagli interventi sono emersi diversi aspetti, tutti convergenti sul fatto che bisogna provare a riparare insieme “una frattura della società”. In un universo complesso come quello del carcere è importante che tutti gli operatori siano in grado di vedere e accogliere l’altro come essere umano e non solo come detenuto che sconta una pena. Il teatro può essere un elemento importante per raggiungere questo obiettivo, come testimoniato da Stefano Salerno (Teatro Stabile dell’Umbria) che ha illustrato “Per Aspera Ad Astra. Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”, progetto che da tempo si tiene in una quindicina carceri italiane con l’obiettivo di mettere in relazione l’istituzione penitenziaria, la città e la comunità.

Massimo Barilla e Salvatore Arena (Mana Chuma Teatro) hanno condiviso la loro esperienza come autori e registi di “Come un granello di sabbia”, che racconta la vicenda umana di Giuseppe Gulotta, muratore siciliano costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri, ingiustamente condannato all’ergastolo e riabilitato dopo un lungo calvario con la giustizia. Arena ha sottolineato la funzione liberatoria del teatro, mentre Barilla ha svelato come l’opera sia servita a raccontare la storia allo stesso Gulotta, mettendo una certa distanza per consentirgli di viverla come una piccola costante restituzione.

Martedì 17 dicembre

Al secondo seminario, “Arti performative per la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”, realizzato in partenariato con il MArRC e l’Università Mediterranea, sono intervenuti Martina D’Onofrio del MarRC, la direttrice del Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, i professori associati Valerio Morabito e Natalina Carrà del Dipartimento DArTe UniRC, Daniela Neri, funzionario di E.Q. del settore Cultura del Comune di Reggio Calabria, Gigi Spedale del Festival “Interpretare l’Antico” (Parco Archeologico di Naxos) e di Rete Latitudini, Gianni Brandolino, professore associato dell’Università Mediterranea.

In questo seminario si sono esplorate le possibilità di applicare le arti performative per contribuire alla piena valorizzazione delle risorse storiche e culturali della provincia di Reggio Calabria, che ha nel Museo Archeologico Nazionale il proprio elemento centrale. A tale proposito Massimo Barilla ha ricordato lo stretto legame esistente tra una rassegna come EPIC e il territorio che ha avuto proprio a settembre un momento molto significativo con gli spettacoli tenuti all’interno di un luogo di straordinaria bellezza affacciato sullo Stretto, come il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere di Pellaro. Barilla e Arena hanno presentato il trailer di “Un’altra Iliade”, opera di Mana Chuma Teatro che è un esempio di come si possa applicare la drammaturgia contemporanea a storie antiche per tenerle vive.

Mercoledì 18 dicembre

Il DiGiES dell’Università Mediterranea ha ospitato il laboratorio – aperto al pubblico – di drammaturgia e regia contemporanea sulla riscrittura del teatro e della letteratura antica, a cura di Massimo Barilla e Salvatore Arena.

Il laboratorio si è rivelato un momento per ragionare su come la nuova drammaturgia può rivitalizzare e rendere contemporaneo l’enorme patrimonio di storie antiche che sono giunte fino a noi perché universali. Storie che conducono alla dimensione originaria del teatro, che era comunitaria e in cui il teatro era lo strumento per rielaborare e metabolizzare eventi e situazioni collettive. Questi elementi erano attuali allora e lo sono oggi forse ancora di più.

Giovedì 19 dicembre

Il Polo Sanitario di Prossimità Arghillà ha ospitato il primo laboratorio teatrale intensivo per sperimentare percorsi di crescita individuale e collettiva. Organizzato in partenariato con l’UEPE di Reggio Calabria, il CSI Reggio Calabria e il Polo Sanitario di Prossimità Arghillà / ACE Medicina Solidale, questo laboratorio è stato tenuto in un territorio particolarmente problematico dal punto di vista sociale come il quartiere di Arghillà e dedicato all’utenza in carico all’UEPE di Reggio Calabria con l’obiettivo di risultare utile nel processo di inclusione delle persone che scontano pene alternative alla detenzione in carcere.
Si è trattato di un bellissimo momento di incontro con un’umanità che, se da un lato, si sente esclusa dal mondo, dall’altro manifesta un forte desiderio rimettersi in gioco, di riacquistare dignità e rientrare a pieno titolo nella società, anche grazie alle modalità del lavoro teatrale di partecipazione e condivisione.

Come i seminari e il laboratorio dei giorni precedenti, questo incontro ha gettano le basi di un percorso di lungo periodo che Mana Chuma Teatro intende portare avanti in sinergia con i partner istituzionali e della società civile con cui si sono già intrapresi dei progetti e con le nuove collaborazioni che si potranno avviare nel prossimo futuro in un dialogo costante con il territorio.

Foto di Marco Costantino.