Trent’anni di MANA CHUMA TEATRO

Trent’anni di attività non sono solo una ricorrenza da celebrare, ma una materia viva da attraversare. Mana Chuma Teatro nasce nel 1995 e in questi tre decenni ha costruito un percorso che affonda le proprie radici nella memoria, nella Madre Terra, nelle storie e nelle ferite del Sud, ma anche nella sua capacità di resilienza, nella forza delle comunità, nelle potenzialità ancora da riconoscere e valorizzare. Un Sud non solo da raccontare, ma da attraversare e trasformare.

Da qui prende forma una pratica artistica che ha fatto della scena uno spazio di cura, di ascolto e di possibilità, trasformando la memoria in linguaggio, la fragilità in energia creativa, l’eredità in visione.

Mana Chuma Teatro. Radici profonde, tempo presente, visione futura.

Il passato, per noi, non è mai stato un luogo da abitare con nostalgia. È stato – ed è – il terreno su cui misurare, formare, disporre: un archivio vivo che ci ha permesso di sviluppare radici profonde, capaci di sostenere il presente. Quelle radici hanno dato forza a una pratica artistica che intreccia drammaturgia contemporanea, teatro civile, sperimentazione dei linguaggi e attenzione costante ai territori.

Oggi Mana Chuma è pienamente nel presente. È una compagnia di teatro, ma non solo: è un organismo culturale in movimento, un laboratorio permanente di arti performative, un attore consapevole dei processi civili e sociali che attraversano il territorio. Nel tempo l’attività si è espansa, superando i confini della scena per abitare lo spazio pubblico, i luoghi della memoria, le periferie, le istituzioni, le comunità.

È ricerca sullo spazio e sui corpi, è sperimentazione di luoghi inediti per il teatro, è costruzione di reti, è dialogo costante con il tessuto sociale. È un teatro che non si limita a rappresentare, ma che sceglie di agire: intrecciando pratiche artistiche, impegno civile e responsabilità culturale.

In questo orizzonte si colloca EPIC – Esperienze Performative di Impegno Civile, non solo una rassegna ma una visione continuativa che attraversa il territorio, portando il teatro là dove la scena incontra la vita quotidiana, la natura, lo spazio pubblico. Un progetto che tiene insieme giustizia sociale, diritti, memoria collettiva e sostenibilità, interrogando le fratture del presente e restituendo al teatro una funzione attiva nel dibattito civile.

Un lavoro che nel tempo ha intrecciato il linguaggio della scena con i temi della giustizia, delle responsabilità individuali e collettive, delle storie negate e delle verità sommerse. Un teatro che si assume il rischio di prendere posizione, di dare voce a chi non l’ha avuta, di trasformare la memoria in atto politico e poetico, con i piedi ben piantati al Sud e lo sguardo rivolto al mondo, capace di generare relazioni, processi e visioni condivise.

E allo stesso tempo, questo trentennale è uno sguardo rivolto in avanti. È una soglia. Una visione che continua a interrogare il futuro: nuovi modelli culturali, innovazione tecnologica, transizione ecologica, formazione, cooperazione mediterranea, la creazione di uno spazio dedicato alle arti performative e alla ricerca a Reggio Calabria. Un futuro che non rinnega ciò che siamo stati, ma lo rilancia.

Festeggiamo trent’anni di attività consapevoli che il percorso non si chiude, ma si rinnova. Al di là della ricorrenza temporale, questo trentennale diventa l’occasione per attivare una serie di iniziative, progetti e momenti di condivisione che si svilupperanno nel corso di tutto il 2026, come un tempo lungo di attraversamento, apertura e rilancio. Con la stessa urgenza che ci ha mossi all’inizio, con strumenti nuovi, con una responsabilità ancora più forte verso il presente e verso ciò che verrà.