quanto resta della notte

Il testo nasce dalla necessità di andare oltre la notte per immaginare un tempo dedicato all’amore, per vivere la malattia come guarigione, la morte della madre come riavvicinamento di un figlio alla vita. Un atto d’amore dunque. “Mi piacerebbe mangiare un gelato al limone, disse mia madre. Le tre di notte e tutto chiuso. Un figlio torna a casa dopo tanto e lui che fa? Che fa? Disse mia madre. Va di notte a cercare un gelato fatto di limone, per sua madre”. Vi è in questa conversazione il bisogno di ogni uomo di superare i drammi le morti le contraddizioni, di cercare una fede, una collina che sia luogo di salvezza, dove credere, dove chiedere un’assoluzione.

La storia è un susseguirsi di ricordi, che risvegliano nel cuore del protagonista, Pietro, la verità nascosta. Migliaia di parole collocate nell’arco quotidiano di tre giorni, una via crucis, una madre che va spegnendosi perché rinasca il figlio, come a partorirlo due volte a questo mondo. Un attore, in scena, immobile su una sedia, ancorato, vincolato al racconto, inchiodato, costretto in quello spazio e in quel tempo a non distogliere il corpo da ciò che gli accade dentro, senza alcuna via di fuga. 

Quanto resta della notte
è un urlo muto, quieto-inquieto, cosparso di lacrime e rimorso, sacrificio necessario, gesto estremo nel silenzio. È un appellarsi alla coscienza, all’ascolto degli altri per consegnarsi al perdono. È croce da portare, è fratello da cullare al centro del cuore, è madre da accompagnare all’ultimo gradino. Non vi è fuga, dunque, nè spazio per la finzione. L’immobilità è essa stessa confronto estremo con la vita che si muove, attraverso un parlare con altri che altri non sono che se stesso.

Paola Abenavoli
Paola Abenavolizoomsud.it
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"Ancora una volta, quello offerto da Salvatore Arena è stato molto più di uno "spettacolo". Anche molto più di un esempio di teatro di narrazione. Arena non racconta, è protagonista di un percorso nell'anima (...), un viaggio indietro nel tempo, per mettere ordine nei ricordi, per comprendere cosa sia stata la sua vita, alla ricerca di un perdono che, prima che da parte degli altri, deve nascere da se stesso."
Horcynus Festival Reggio Calabria 2020
Horcynus Festival Reggio Calabria 2020strill.it
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"Solo sulla scena, seduto su una sedia (...), Salvatore Arena, attraverso un’interpretazione potente e incalzante, ha dato voce e corpo ad un flusso di memoria dolorosa, inesorabilmente impietosa o forse finalmente generosa (...)."
Salvatore Arena
Salvatore Arenastrill.it
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"E’ una storia di salvezza che ciascuno può trovare attraverso il perdono di sé e degli altri. E’ la storia del ritorno di un figlio dalla madre, soprattutto di un viaggio dentro di sé, alla ricerca di ciò che svela il senso profondo di tutto."
Paola Abenavoli
Paola Abenavolipaneacquaculture.net
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"Il più puro esempio di teatro di narrazione. In cui però l’attore non è solo narratore, ma protagonista, essenza del racconto. Colui che ci porta nel suo mondo, nei suoi sogni, nel suo percorso; che ci consente di vedere con i suoi occhi, di percepire i suoni, le sensazioni, le sfumature degli sguardi; gli sfondi, le case, persino la nebbia che accompagna i passi; gli alberi in preda al vento, il fiume in piena che porta con sé morte e dolore. E lo fa con la voce, la mimica, la gestualità, che diventano strumenti, linguaggio, in un viaggio dentro il personaggio, dentro il perdono."
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